Uno scopo da raggiungere a tutti i costi
Negli anni ho raccolto diverse testimonianze in prima persona su come si stava nei paesi dell'Est: lo stipendio era basso ma c'era, tutti avevano una casa che anche se misera era pur sempre una casa, c'era la scuola e la sanità per tutti, era garantito l'ordine ed anche una parvenza di normalità in tutte le cose.
Andare via non era una necessità impellente. Era proibito viaggiare liberamente, questo si, ma nonostante ciò quelli che attivamente cercavano di allontanarsi erano una esigua minoranza. Del resto perchè mai rischiare ed andar via quando in fondo a casa, se pur con qualche ristrettezza, non manca niente?
All'improvviso però, dall'oggi al domani, è successo l'impensabile: il comunismo è scoppiato come una bolla di sapone e tutto il blocco filo-sovietico è piombato nel caos. Lo stipendio non bastava più neanche per comperare un paio di scarpe, niente più case, niente più servizi statali, per strada vigeva la legge del più forte. D'improvviso i vari paesi svuotatisi di qualsiasi ricchezza, ma soprattutto da qualsiasi speranza, sono diventati delle vere e proprie prigioni a cielo aperto ed evadere è diventata per tutti una ragione di vita, uno scopo da raggiungere a tutti costi e da barattare eventualmente anche con la propria integrità di persona.
Aggiornamento - Neanche a farlo apposta proprio oggi è uscito un interessantissimo articolo su Linkiesta: "Vicolo cieco Italia: sembriamo un paese socialista dopo la caduta del Muro". Lo sottoscrivo in pieno
Tags: riflessioni

alain misà che hai parlato con dei nostalgici,alcuni amici di gabriel sono scappati dalla romania anche quando tutto apparentemente andava bene ma era difficilissimo, il lavoro era obbligatorio se ti trovavano a spasso in orario di lavoro erano guai seri ma siccome la disoccupazione zero è impensabile il lavoro era quasi sempre finto infatti c'era un proverbio o un modo di dire "voi (i russi) fate finta di pagarci e noi facciamo finta di lavorare);la sanità era sì per tutti ma si diceva (e si dice ancora) così "entra (in ospedale) chi vuole, esce chi può"
è vero nn hanno sofferto, i più, la fame ma mancavano di tutto,l'alimentazione era molto ripetitiva tu considera che quando gabriel è potuto uscire per la 1 volta è andato in francia per giocare un campionato di pallmano, alla fine del pranzo per frutta c'era il kiwi e in molti l'hanno mangiato con a buccia perchè nn lo avevano mai visto
e nn apriamo il capitolo sulla famiglia ossia sul fenomeno dei ragazzi di strada che è una diretta conseguenza di una certa ideologia...
la peggiore democrazia è sempre preferibile alla migliore dittatura (r.b.)
ciao da elvi e gabriel
Ciao Elvi e Gabriel,
non so se si è capito ma il post NON era dedicato ai paesi dell'Est. Mi riferivo al fatto che anche oggi in Italia "qualche amico" ha trovato una sistemazione all'estero ma i più rimangono a casa (dei genitori). Domani (speriamo di no) le cose potrebbero cambiare anche da noi.
Ciao
Caro Alen, anche gli usa non sono messi bene se dichiarano bancarotta.
Ciao Alain, in effetti non si capiva che ti riferivi all'Italia! Ti assicuro che in Romania non si stava cosi' bene; certo la sanita' e l'istruzione erano gratuite MA di contro era orribile la vita. Mio marito e' romeno, oltretutto e' un filosofo e in quanto accademico e' in contatto con antropologi e storici romeni che stanno lavorando alla pubbbicazione di libri che, finalmente, sfateranno le false percezioni che girano nell'Europa occidentale nei riguardi della Romania e di un "comunismo dal volto buono". Uno zio di mio marito, tanto per farti un esempio, un intellettuale, fu messo in galera 18 anni perche' si opponeva al regime. Non credo affatto che si possano mettere sullo stesso livello l'Italia e la Romania; mi spiace ma sei fuori strada.
Gianni: si ma anche se non sono messi bene, sono messi 1000 volte meglio dell'Italia.
Valeria: Non hai capito. E' ovvio che in Italia non c'e una dittatura vera e propria (ma una dittatura soft), è ovvio che in Italia - ex settima economia del mondo - si sta meglio di come si stava in un paese socialista. Il parallelo che faccio è un altro. Così come nei paesi dell'Est esiste un "prima" ed un "dopo", così come da loro si è passati da una situazione difficile ma tutto sommato sostenibile ad una situazione di caos vero e proprio, la stessa cosa potrebbe succedere anche da noi.
Sono insomma convinto che ci potrebbe essere anche da noi un punto di rottura, un rapido peggioramento delle cose. Se oggi un giovane Italiano su due desidera allontanarsi dall'Italia MA NON LO FA per vari motivi, forse domani questi ragazzi potrebbero cominciare ad allontanarsi davvero. L'Italia, insomma, agli occhi dell'Occidente potrebbe diventare un nuovo "paese dell'Est"
Alain, meno male che capisci tutto tu
l'Italia potrebbe somigliare piu' alla Grecia che a un paese dell'est invece. Siamo d'accordo sui risultati nefasti cui portera' e sta gia' portando la nostra economia (emigrazioni di giovani italiani etc) ma non citare anche tu questo paragone con l'est Europa, che da noi va tanto di moda ma e' sbagliato e politicamente scorretto.
In Italia c'e' una dittatura 'soft' ma, Berlusconi o non Berlusconi, esiste un problema di 'sistema' che ci accomuna piuttosto agli stati europei socialisti dell'ovest: Spagna, Portogallo, Grecia etc. Anche da noi succedera' un casino se dopo Berlusconi, nemmeno Bersani, Fini o pinco pallo metteranno subito mano a riforme strutturali serie; risoluzione del conflitto di interessi, liberalizzazioni, privatizzazioni (non dei beni primari certo), sburocratizzazione, digitalizzazione della PA, se insomma non ridaranno fiato e sostegno all'economia e alla ricerca invece di puntare su investimenti stranieri e delocalizzazioni ad esempio. Ci vorrebbe la ricetta del Tea Party in Europa; meno stato e piu' impresa privata, locale piccola e media, aiuti alle famiglie, sostegno allo studio ai meritevoli, lotta all'evasione fiscale anticipata da una minore pressione fiscale (parlavi dell'INSP giustamente) politica di 'immigrazione scelta' (che fa tanto incazzare la sinistra) etc etc.
Ascolta, in Romania sotto Stalin prima e Ceausescu poi, stava bene solo chi aderiva al partito o chi aveva un orto per coltivarsi le verdure. Tralasciamo le fosse comuni, gli esperimenti di ingegneria sociali avvenuti nella prigione di Pitesti etc. che da soli distanziano l'Italia dalla Romania di un milione di anni luce. Dopo Ceausescu hanno avuto un governo socialista composto da ex comunisti che hanno solo prolungato i problemi della nazione. Invece di fare riforme strutturali hanno continuato a "magna' " come fanno i nostri politici, quindi hanno solo peggiorato una situazione gia' brutta.
Cosa si deduce da qui? Che il socialismo eretto a sistema non funziona, sia che si tratti di un sistema oppressivo (Cuba, Corea del Nord etc) che di un 'socialismo illuminato' alla spagnola o alla francese (Mitterand).
Valeria,
in effetto avrei dovuto scriverlo esplicitamente ma il post era centrato sull'emigrazione, non su questo o quel paese in particolare. La Romania l'ho presa (casualmente) come esempio di un luogo in cui i migranti sono aumentanti molto rapidamente: mentre fino alla fine degli anni '70 essi erano meno di 10.000 all'anno, nel 1990 (in un solo anno) se ne contavano quasi 97mila. Può succedere qualcosa del genere anche in Italia? Secondo me si, lo dimostra il fatto il 50% dei giovani Italiani esprime il desiderio di lasciare il paese. Manca solo la scusa buona per farli partire.
Ciao