Quali sono i lavori che farei volentieri se potessi lavorare liberamente a New York? Non mi riferisco alle ipotesi ovvie tipo il miliardario a wall street, il genio da google a chelsea o il tecnico della CSU (qui non si chiama CSI!). Mi riferisco a quei lavori che altrove sarebbero ordinari ma che invece a New York assumono connotati per me speciali.
Questi sono i primi dieci che mi vengono in mente:
- Il tassista
Taxi Driver è il mio film preferito. Lo Yellow Cab è se vogliamo il simbolo stesso di questa città... Quante storie, quanti volti, quante immagini inedite di Manhattan vive in un solo giorno ogni tassista di New York? E' un lavoro duro ma che puoi fare per solo arrotondare quando sei uno studente, un artista, un sognatore. Prendi la macchina a noleggio e si parte: altra corsa altro giro.
- Il portiere di notte di un grande condominio
Certi condomini di Manhattan contano gli stessi residenti di un paesino in Italia. Il portiere è una figura importante perchè fa da guardiano, da postino, da confidente. E' la figura che rappresenta l'intero palazzo agli occhi del resto della città. Ne avete mai visto uno uscire in strada in divisa, visiera davanti agli occhi e fischietto in bocca, per dirigere il traffico? Neanche la Polizia a volte riesce ad essere così marziale ed efficace.
Di notte poi c'è tempo per guardare un bel film, per chattare o giocare a poker online, per studiare. Difficile immaginare di fare il portiere di notte senza avere almeno preso 3 lauree e persi 3 milioni di euro giocando.
- Il lavavetri dei grattacieli (magari solo a Primavera!)
Certo, per rimanere appeso ad un cavo ad altezze comprese tra 0 e 400 metri bisogna avere almeno scritta la parola "paracadutista" nel proprio curriculum. Non è da tutti. Ma volete mettere passare in rassegna piano per piano, ufficio per ufficio, scrivania per scrivania il cuore pulsante dell'America corporate? Nessuno al mondo può immaginare una visione più chiara e realistica di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Meglio che andare al cinema. Ed il panorama? L'isolamento dal resto del mondo sottostante? Un pò come scalare una montagna scivolando sul vetro, anzichè arrampicandosi sulla roccia.
- Il barista in un locale gay
Ecco qua. Adesso in l'Italia ci sarà già chi fa le battute o chi storce il naso. In una nazione retriva ed omofoba come l'Italia è normale. Del resto siamo qui anche per questo...
Ovvio che per un gay sarebbe il lavoro ideale, ma anche per un etero non sarebbe niente male.
Nei gay bar infatti, non tutti sono gay. (Così come nei bar etero non tutti sono etero. In Italia come in tutto il mondo il 5% di tutta la popolazione è gay! Si, avete letto bene, uno su venti dei vostri amici è gay! ta-ta-ta-taaaaa!).
Un etero che si avventura in un bar gay va a colpo sicuro perchè la donna etero che ci trovi è ingrifatissima, ed impotente, dinanzi alla moltitudine dei maschioni che non la cagano minimamente. Scatta così quel meccanismo che dice: il primo che mi rivolge parola gli salto addosso. E quel primo che capita saresti sicuramente tu! Credetemi, è il luogo in cui tutti vorreste trovarvi nel weekend, è come andare a pesca con le bombe a mano. E questo il cliente, figuratevi il barista che carneficina!
Una volta ne vidi uno in un locale a lower Manhattan: tutto palestrato, modi gentili... a detta delle amiche che ci portammo era uno piacente. Gli amici gay ci spiegarono che il barista invece NON era gay... cosa che mandava alle follie i clienti che, cercando disperatamente di convertirlo sulla retta via, spendevano un sacco di soldi in bevute. Quel barista pare fosse felicemente sposato con una donna e pare guadagnasse circa 150.000 dollari all'anno.
- Il train conductor della metropolitana
Il conductor non è il pilota del treno ma quella persona che apre la finestrella al centro dello stesso per assicurarsi che nessuno si ficchi accidentalmente nel gap tra la banchina e le porte scorrevoli.
E' anche quella persona che sentite parlare negli altoparlanti dei treni più vecchi, e che comanda l'apertura delle porte.
La responsabilità cade tutta sul pilota: occhi attenti sui binari, mano pronta per frenare se mai saltasse qualcuno sotto le ruote. Il conductor no: tra una fermata e l'altra lo vedi che legge con calma un libro, in stazione scambia un sorriso o una battuta coi colleghi. Qualche rara volta fa un apprezzamento ad una bella ragazza. Non so perchè ma mi piacerebbe provare a starmene in quella stanzetta, pigiare i bottoni, annunciare le fermate al microfono per poi mettermi da solo a leggere il mio libro.
- Il controllore di volo
Quello di NYC è uno degli scali più affolati del mondo ed il trittico di aeroporti che circonda la città genera un traffico aereo di una complessità che credo non ha uguali nel mondo. Sebbene dicano che per via delle rotte congestionate sia diventato un lavoro di merda, a me piacerebbe ugualmente lo stesso. Lo slang, la velocità e la freddezza nell'impartire le istruzioni, la responsabilità e la concentrazione, l'impossibilità di fare sbagli lo rendono un lavoro sempre affascinante. A New York deve essere il massimo.
- L'operatore della funivia di Roosevelt Island
L'operatore della funivia è un pò un caronte dei tempi moderni che traghetta senza sosta gli abitanti di Roosevelt Island da e verto Manhattan. Lo sapete, quel posto mi è sempre rimasto nel cuore e la visuale che offre la funivia è impareggiabile. I passeggeri poi sono quasi esclusivamente dipendenti dell'ONU o ricercatori ai massimi livelli mondiali. Gente interessante insomma, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare in quell'anno sull'isola e che non mi dispiacerebbe incrociare due volte al giorno tutti i giorni.
- Il dispatcher del 911
A differenza del bel paese in cui ci sono: 112 per la polizia (o sono i carabinieri... boh) - 113 per i carabinieri (ma a che serve se chè già la polizia?) - 114 per il telefono azzurro (ma come? e il 112-113 a che cazzo servono allora? eheheheheheh)- 115 Vigili del fuoco (pronto va a fuoco la casa! Si ma ci sono feriti? Si... almeno 20. Bene allora chiami anche il numero delle ambulanze perchè noi pensiamo solo a spegnere il fuoco) - 116 per il Soccorso Stradale (va beh dai... ci sta) - 117 per la Guardia di Finanza (Pronto, correte, mandate uno dei vostri elicotteri! Perchè signore? Perchè non mi hanno fatto lo scontrino...) - 118 per le Amulanze (Pronto... la casa va a fuoco, ci sono 20 feriti. Si ho già chiamato i vigili del fuoco. Come? Devo chiamare anche la polizia? Al 112 o al 113, lei lo sa?) - 119 per Telecom Italia Mobile (Pronto mi serve una ambulanza! Devo premere 7 per parlare con un operatore? La promozione dell'Estate? Oh ma qua sto morendo... tu tu tu tu tu...) per tutto questo (esclusa ovviamente la TIM!) qui c'è un numero unico e cioè il 911.
Tu chiami e parli con una sola persona che da sola gestisce qualsiasi situazione di emergenza possibile. Mentre ci parli quella mette dei dati in un computer e a raffica partono gli avvisi per la polizia, per le ambulanze, i vigili del fuoco o per chiunque altro serva in quella situazione. Rispondono anche agli SMS e agli MMS, parlano diverse lingue e sono addestrati per gestire qualsiasi situazione. Un lavoro che può fare la differenza tra la vita e la morte degli utenti: "This is 911, what's the nature of your emergency?". Figata
- L'antennista
Anche dal punto di vista radiantistico NYC è una realtà credo unica ed irripetibile. Su tutte le gamme c'è infatti una quantità di segnali al limiti teorici del possibile con delle potenze da mandare fuori uso quei ricevitori economi che nel resto del mondo funzionano invece senza problemi.
L'antennista, sempre in alto, sempre solo, sempre all'erta, è il protagonista di questo mondo invisibile fatto di MHz, di dB, di interferenze, di rumore atmosferico, di voci, di immagini o di informazioni che si incrociano nell'etere senza mai mescolarsi. L'antennista è un lavoro che ho nel cuore e che pratico, per hobby, dall'età di 12 anni. Quale luogo migliore per un antennista se non la città dei grattacieli?
L'elenco potrebbe ancora continuare a lungo... ma mi fermo qui.
Il messaggio è che New York è una città che mi da energia. Cose che altrove passerebbero inosservate, qui trovano un loro senso acquistando una qualche forma ispiegabile di magia. Il proverbio dice: "If you're leaving New York you're going nowhere". Più passa il tempo più sento che è proprio così