Storia di un amore mai nato

Verso la quarantaduesima sale sulla N sta ragazza Irlandese con le lentiggini.
Nonostante la scollatura generosa ed il capello rossiccio invitante ha un atteggiamento sobrio, composto, direi anche timido.
Ogni tanto si rimette a posto la camicetta come a cercare di coprire meglio le tette (forse perchè la sto fissando???), unico elemento che segnala una trasgressività latente ma pur sempre viva è un piccolo quadrifoglio verde tatuato e ben nascosto sul collo del piede sinistro.

Alla quarantanovesima sale un Lenny Kravitz dei poveri che pur essendo la brutta copia di quello vero rimane sempre un bel torello: scuretto di pelle, fisico prestante, braccio spavaldo, abbigliamento post-palestra. Ovviamente si mette a sedere vicino alla Irlandese.

Alla cinquantasettesima strada, con la precisione chirurgica di un bombardamento su Bagdad, Kravitz attacca il bottone. Subito sorrisi... Non posso ascoltare le frasi di circostanza perchè sto sentendo un pezzo all'iphone ma tanto il contenuto non importa: quello che mi interessa e mi affascina è la forma, il rito, l'incantesimo.

L'Irlandese ci sta eh. Perdio se ci sta! E' più che evidente.
Stretta di mano. Leggo dal labbiale: "What do you do?" e lei: "I work in a hospital..." lui sorridendo "Are you a doctor???" e lei sarcastica "No I .......".
L'Irlandese non è un dottore, sarà forse una infermiera? Cosa importa? Nulla... a questo punto, caro il mio Lenny, basta dire cazzate. Devi prendere un numero di telefono, una email, un account di facebook... Siamo su una metropolitana mica a bordo di un transatlantico e le fermate corrono veloci, fai qualcosa cazzo!

A Queensboro Plaza il colpo di scena. Il dramma.
Lenny Kravitz (che a questo punto possiamo chiamare per nome: COGLIONE) saluta e scende dal treno.
Ma come? Ma che sei l'Ascolano che tira la pietra e poi nasconde la mano? Ma tu sei veramente un coglione di prima categoria! A che servono le interminabili ore passate in palestra, le sudate, gli integratori proteici, i sacrifici e le diete se poi sul più bello te ne scendi dal treno. Cose da pazzi!

Si chiude la porta e il treno parte alla volta della trentanovesima nel Queens. L'infermiera Irlandese è sconvolta e reclina la testa al cielo per la delusione. La chiara pelle lentigginosa traspare un equivocabile rossore dovuto all'emozione.
Mi è dispiaciuto... già li vedevo davanti al prete e poi davanti ai rispettivi avvocati per il divorzio. Certo, lo sapete anche voi, con questo fisico da lanciatore di coriandoli e con questa Helipad parietale non ero certo adatto per alzarmi ed andare a consolarla perchè sarebbe stato come cercare di dare della merda chi si aspetta cioccolata...

Per ogni porta che si chiude un'altra si apre, qualcuno scende dal treno qualcun'altro sale.
Riuscirà mai l'infermiera a rivedere il suo Lenny Coglione? Chissà forse si rivedranno di nuovo sulla N, o magari sulla W...
Ma, in fondo, in una città alienante come questa poco importa ed infatti due o tre fermate più avanti il rossore svanisce, lei si riaggiusta la camicetta e tutto ritorna come prima. Domani altra giornata in ospedale, altri incontri in metropolitana, altra stazione lasciata alle spalle durante questa velocissima e folle corsa verso il capolinea che ci aspetta tutti.

Buona notte

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12 Responses to “Storia di un amore mai nato”

  1. Alessandro Says:

    uno dei tuoi più bei post, complimenti

  2. Il Corvo Says:

    Che idiota!!!!avresti dovuto alzarti e prenderlo a calci nel culo...cmq complimenti Alain, un dei tuoi post migliori!

  3. cesare Says:

    Ciao Alain bella la storia e ovviamente azzeccatissima la location, la metro', dove incontri e scontri di migliaia di persone di ogni classe sociale ogni giorno crea storie di fantastica vita quotidiana.
    Penso che con un po' di impegno in piu' e con una attenzione maniacale ai particolari alla sherlock holmes potresti davvero diventare il nuovo Giorgio Faletti del 2010.
    Comunque in attesa della pubblicazione del tuo "Bestseller" e assicurandoti l'acquisto di almeno 3 copie ti ricordo che tra 8 mesi circa ti aspetto in compagnia magari di una bella irlandese "va bene anche una guinnes" per festeggiare il nuovo/a arrivato.
    Ciao bello......!!!

  4. daniele Says:

    hai smesso di bere vero ?? ...bravo

  5. silvia Says:

    fantastico post! il ritratto dell'uomo moderno

  6. aniela Says:

    Bellissima pagina romanzata di vita quotidiana in uno spaccato metropolitano cosmopolita.... complimenti seri.
    Per quanto riguarda Lenny Coglione e la bella irlandesina che si abbottona le camicette esprimo un mio parere personale in opposizione con il tuo: gli incontri importanti si possono fare anche su una metropolitana così, un giorno per caso, ma il romanzo realista non prevede lietofine..... anche se una scopata occasionale non prevista non può essere considerato un lietofine... e poi se si dovessero riprodurre solo i belli e quelli pieni di soldi la razza umana avrebbe vita breve!!!! per fortuna ci sono anche persone che cercano altro...... magari l'irlandese è innamorata di un dottore e il palestrato della sua personal trainer!!!! a rispettivi valori capitano rispettivi incontri....
    aniela

  7. Marina Says:

    Molto bello Alain.
    Ti saluto dalla tua Italia
    Marina L'Argentina

  8. Michael Says:

    Oh.

  9. Badiani Says:

    Bella storia.

    Da Badiani
    lettore per caso ma assiduo.

  10. Alain Says:

    Prima da Varese, ora da Bg, ti seguo..
    E da bravo Alain, porto il verbo in giro nel mondo.
    "Quale verbo?"
    E che ne so? Mi chiamo Alain, voto 5 stars & Di Pietro, mi alzo la mattina x' esistono le donne, ho una scorta di duomidimilanosouvenir (non si sa mai), sono abbonato al fatto quotidiano, il giovedì sera Annozerausen e mi piace quell'idioa dell'Ispettore Coliandro.
    Che è Cobra de noartri ( a proposito:inter batte roma 1 a zero, e anche il calcio fa parte delle cose che non amo in assoluto, non vedo l'ora che i milanisti la smettano con la solfa "l'ultima champions era in bianco e nero...."), e tippo Lenny dei poveri, ma ogni tanto scopa. Condannato Storace dimesso scaiola ed indagato Verdini. Come dice Crozza:"ccome si fa a parlare d'altro?"

  11. Claudia Says:

    poiché continuo a immaginare che presto si realizzerà un film della tua vita visualizzo questa scena seguita dal piano sequenza di te che scendi dalla metropolitana con espressione beffarda e solitario sul marciapiede un po' fumoso parte la colonna sonora: dispertato erotico stomp.

  12. Dorian Says:

    É un pò che la sta guardando, a scatti irregolari che lampeggiano nello specchio retrovisore mescolandosi ai falsi bagliori che irrompono dai finestrini della carrozza. Falsi colori che hanno una vita apparente data dalla velocità della corsa che li fa brillare e scomparire nello stesso momento, sostituiti da colori simili nell’indecifrabilità, che non sanno emergere nè svanire. Una corsa folle che ci risucchia e sgualcisce, ci priva dei nostri colori le cui lunghezze vengono ridotte e le cui onde appiattite su uno sfondo indecifrabile. Come quegli sguardi che non sanno reggersi sulla spinta impetuosa del sentimento ed allora, si tengono in disparte e scrutano nella vita, sfruttando le aperture offerte dal principio di insorgenza, per poi nascondersi di nuovo dietro le palpebre. Fanno sorridere no? Non è questa la commovente timidezza? Sarà forse il senso materno che accompagna ogni donna che le fa provare affetto per una cosa così patetica? Oppure in quelle occhiate fugaci, incapaci di resistere alla paura per riuscire finalmente a formare uno sguardo sincero, ella si riconosce? Forse crede di riuscire a vedersi dall’esterno e prova affetto per sè, quando non era in grado di vedere di fronte a sè, di raggiungere l’altezza dei suoi occhi, quando si costringeva ad ispezionare ogni pista percorsa quasi fosse un’esploratrice alla ricerca di una traccia scomparsa. Sì, perchè le strade, in sè, si assomigliano tutte, viste da vicino, guardate instancabilmente, non mostrano alcuna differenza. Già, la differenza sta nella destinazione, nella meta verso cui le strade si dirigono ed a cui esse portano e quella, si vede, si scorge in lontananza, si fantastica solo se gli occhi sono capaci di abbandonare la rotta e volare verso l’orizzonte. Ma immaginare di essere una esploratrice rendeva più accettabile la realtà e, nello stesso tempo, costituiva una ulteriore ragione per restare attaccata ad essa, era un nuovo legame, una nuova promessa che si esauriva nelle parole che la pronunciavano, nuova legna su un fuoco spento.
    Ecco, eccolo ancora, povero desiderio strozzato negli occhi strizzati che allontanano il senso di colpa di essere scambiato per un guardone, la vergogna di esser stato scoperto quando, poco fa, osservava la sua allegra, troppo breve, discussione con il suo ex compagno di college. Cosa avrà pensato quello spirito che si consuma in quegli occhi? Sarà stato tormentato da una irrefrenabile invidia. Sì, in quei momenti, rassicurato dalla nostra presunta distrazione si erano formati veri sguardi, roventi, spietati, accecati dalla passione nera, in quel momento era in gioco la vita, la possibilità stessa di vedere, seppur di sbieco, seppur poco per volta e mai troppo insistentemente. Una nuova occhiata, uno sfavillio troppo rapido per attrarre, uno scrutare maniacale, nevrotico che trasmette irrequietezza. Ora con un senso di disagio sa di essere osservata, per un momento l’affetto sbiadisce sotto l’incedere del dubbio. Avrò sbagliato a concedere i miei favori a qualcosa che ancora non è sorto, che non ha avuto la forza di manifestarsi, che solo i miei vaneggiamenti suscitati dalla stanchezza hanno avuto la debolezza di lasciar trapelare? Possono i miei sensi tradirmi, il mio sguardo così sicuro essersi ingannato? Infatti, se i suoi tentativi di conquistare la mia attenzione ci fossero stati davvero, li avrei incrociati e, inconfutabilmente, li avrei sentiti bruciare, li avrei visti accendersi incandescenti e non persistere in quell’osservazione lineare, senza il minimo sobbalzo. Invece, non la minima scintilla, neppur il più sottile odor di bruciato. Rieccoci, come al solito sono riuscita a farmi illudere dalle circostanze, senza neppure la partecipazione della realtà, che, schiva, ha cercato in ogni modo di sottrarsi ai miei occhi ed alle mie fantasie. Ma esse, voraci predatrici capaci di ampie manovre e rotte complesse, hanno saputo, di nuovo, mostrarmi un desiderio assetato, insaziabile. Del resto non c’è nulla oltre l’interpretazione, solo maschere e corpi nudi, in questo tutti ci assomigliamo e non c’è niente che abbia nulla da nascondere. E tu, che fingi di guardare, mentre il tuo vedere vitreo non produce emozioni, come uno specchio rifletti la realtà che non mi appartiene; nascondi, invece il sentimento che ero pronta a donarti, portalo lontano da me che nei tuoi occhi ho cercato il conforto alla mia inquietudine, la risposta silenziosa ad ogni mia domanda, quella capace di ascoltare tutte le parole, senza perderne neppure una. Se i miei occhi nei tuoi avessero visto il minimo barlume d’amore prendere la forma, almeno, di un sorriso.

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