Gli altri siamo noi

Scommetto che tutti conoscete almeno un caso di un extracomunitario che cerca lavoro in Italia.
Ecco a voi invece una situazione che probabilmente non avete vissuto mai, e cioè quella (qui non rara) in cui l'extracomunitario che cerca lavoro illegalmente è un Italiano.

Il candidato si propone per qualsiasi cosa: cameriere, portiere, muratore, musicista, venditore, lavapiatti, facchino, babysitter, dog sitter, lavaggio auto. Va bene tutto, basta lavorare.

A raccomandarlo è una sua amica del posto che spargendo la voce via e-mail cerca gentilmente di dargli un mano.

Hi Sweet Friends,

I have an Italian friend, a non US citizen, desperately looking for work in the city. He is a big, strong guy, willing to put his two hands to work wherever they are needed.

Young, super friendly and so much fun. I figured I'd reach out to anyone and everyone I knew to see if we could find a lead. If you have friends that manage restaurants/bars, manage buildings in need of a super, in construction, in music, in sales... anything. He's willing to wash dishes, unload boxes in warehouses, bar back, babysit, dog walk, car wash.... whatever :)

I know things are rough with the economy and all, but we've GOTTA know somebody that needs a diligent worker, right?

Thanks for keeping your ears and eyes peeled!

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5 Responses to “Gli altri siamo noi”

  1. Claude Says:

    In bocca al lupo, Alain! so perfettamente come ci si sente, anche se io ho cercato lavoro per mesi in un paese europeo, quindi senza rischiare il rimpatrio forzato. pero' so cosa vuol dire sentirsi un alieno, essere guardato male perchè parli solo una delle due lingue nazionali del paese ospite e cerchi disperatamente di imparare in fretta la seconda, sentirsi chiamare 'rital' o 'macaroni' quando porti il tuo cv in agenzia interinale per un lavoro qualsiasi anche se hai laurea e due master. tieni duro!!!

  2. Dora Says:

    Io non sono mai stata clandestina, qui' ci sono venuta con le carte a posto e mi sono sentita piu' integrata nel posto di lavoro qui' che in Italia. Non parlo della cultura no, quella la assimili un po' alla volta e io sono ancora in corso di assimilazione e anche se devo dire che non ho mai sofferto il "culture shock" comunque mi mancano gli amici che ho lasciato sebbene ne abbia trovati altri.
    Ma per quando riguarda il lavoro ero piu' clandestina in Italia che qui' sebbene avevo un lavoro regolare non in nero.
    E gli episodi di cui parla il commento precedente io non li ho mai vissuti, non ho mai sentito nessuno chiamarmi "rital o macaroni" o altri nomi se e' per questo.
    Nell'attuale ufficio siamo io (italiana) un messicano, un uruguaiano, un indiano e due americane....e questo e' piu' o meno l'andazzo dappertutto. Non conosco un solo ufficio dove non ci siano almeno uno o due stranieri, spesso in posizioni di comando. Figurati se si possono mettere a fare discriminazioni o a chiamare gli altri con apellativi...sai che barzelletta diventerebbe! A parte che e' vietato dalle regole dell'azienda e dalla legge antidiscriminazione! Verrebbero licenziati in tronco!
    Per quanto riguarda quelli che vengono qui' e cercano un lavoro a nero secondo me farebbero bene a tornarsene a casa perche' sono senza speranze. Ma come sperano di campare vivendo nell'ombra senza poter uscire allo scoperto per tutta la vita? E come fanno se decidono di tornare a trovare i parenti in Italia? Rischiano di non poter piu' rientrare al lavoro? E che futuro gli si prospetta? Ma poi a che pro? per fare che? il cameriere? il barista? Senza un Social Security? Sono e saranno sempre persone ombra, inesistenti per la societa'! Io ste persone non le capisco almeno non gli Italiani che non sono ancora cosi' disperati. Ancora.

  3. Dora Says:

    avessi non avevo

  4. Claudia Says:

    ...mi preoccupa quali scenari possano rivelarsi dietro quel "whatever"...

  5. someone Says:

    Alain importa nella martinsicurocity un dynaco st70 che ne abbiamo bisogno.

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