Razzismo made in Italy

C'è una amica innamorata dell'Italia. Parla bene la lingua, ha visitato il paese diverse volte, ama il cibo la gente e la cultura. E' Americana e vorrebbe venire a vivere da noi.
C'è però un problema che a detta sua la fa esitare: è nera.

E' infatti terrorizzata dal fatto che la polizia vedendola nera potrebbe fermarla per strada e che a causa della farraginosa e per un Americano incomprensibile burocrazia Italiana (cedolino, bollino, timbrino, e tutto quello che finisce per "ino") potrebbe venirsi a trovare in situazioni spiacevoli se non addirittura pericolose.
Io mi sono stancato a spiegarle che non deve preoccuparsi, che lei è Americana per cui è un pò come fosse la padrona di casa e mal che vada le basterebbe mostrare la copertina blu del suo passaporto per risolvere qualsiasi tipo di problema con lo Stato Italiano. Entrambi i miei amici Americani, ad esempio, hanno guidato in Italia per mesi e mesi con la patente americana scaduta ed in due diverse occasioni furono fermati dai caramba senza nessuna conseguenza.

Lei non riesce ad intuire che il nostro è uno stato forte con i deboli e debole con i forti in cui la legge non è uguale per tutti. Si è inoltre convinta che essere nera è in Italia condizione sufficiente per mettersi nei guai con la legge. Del resto, coi tempo che corrono, è difficile darle torto:

Giovedì 14 gennaio, conclusa la trasmissione Annozero, la polizia ha fermato per mezz’ora tre ospiti che erano intervenuti in diretta. Non li hanno lasciati nemmeno uscire. Sono stati bloccati in un corridoio secondario, dentro gli studi della Rai. [...] Hanno fermato gli unici tre ospiti neri. Il funzionario di polizia voleva verificare che avessero davvero la ricevuta per aver chiesto il permesso di soggiorno. Deve essere l’originale (non una fotocopia).
Un abuso? No. Da quando l’essere irregolari è reato, i pubblici ufficiali per non finire a loro volta nei guai devono controllare.
I cedolini c’erano.
Se avessero dimenticato a casa gli originali o anche se avessero avuto con sé le fotocopie (per non perdere gli originali) i tre ragazzi sarebbero stati rinchiusi nel centro di identificazione di Ponte Galeria e avrebbero rischiato fino a duemila euro di multa e un anno di carcere.
Provate voi a immaginare un italiano condannato a un anno di carcere per aver dimenticato la carta di identità… Infatti la legge vale solo per gli stranieri.

Fabio Gatti

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12 Responses to “Razzismo made in Italy”

  1. Giovanni Says:

    Forse vale il detto "l'erba dl vicino è sempre più verde" e forse la Tua amica ha bisogno di una visita "accurata" al Bel Paese. Una visita che non si limiti al Colosseo e a via Montenapoleone....sono sicuro che cambierebbe idea.

  2. Dora Says:

    Io conosco diversi americani che vivono in Italia, la legge vale anche per loro, senza permesso di soggiorno non si cantano messe. Mio marito ha vissuto in Italia per 3 anni perche' l'azienda lo ha spedito li' a lavorare e la burocrazia e' stata un vero incubo sebbene l'azienda si sia occupata di tutto.
    Senza considerare poi la difficolta' a trovare lavoro e ad adeguarsi ai nostri stipendi per una persona abituata a quelli USA.

    Se la tua amica vuole saperne di piu' le consiglio di visitare il seguente sito:

    http://WWW.expatsinitaly.com

    Comunque good luck!

  3. Alain De Carolis Says:

    Giovanni: l'amica è pefettamente consapevole dell'Italia. Ci ha vissuto e studiato diversi mesi e apprezza le caratteristiche di vita dei piccoli centri rurali. Per chi come lei è abituata a Los Angeles e a New York City la cosa è perfettamente comprensibile.

    Dora: non so che dirti, io conosco tanta gente che lavora in ufficio in nero. Conosco altrettante persone che sono sul territorio da clandestini e nessuno dice loro nulla. Ergo: è possibile stare nel territorio ed è possibile lavorare in nero. Chi mai in Italia si sognerebbe di fermare un AMERICANO??? Siamo seri...
    In previsione di una sistemazione definitiva più stabile mi sentirei di consigliare a qualsiasi persona di recarsi in Italia senza timore alcuno.

    Per entrambi: non avete colto il punto. Non volevo soffermarmi sull'opportunità, la convenienza economica o sulla bellezza del paese. Volevo far presente che siamo diventati agli occhi del mondo un paese razzista, un paese in cui il colore della pelle determina un fattore discriminate addirittura nell'applicazione delle leggi.

  4. Giovanni Says:

    Si hai ragione Alain. ma forse non ho colto il punto semplicemete perchè lo considero ormai assodato. Sono talmete abituato che non ci faccio più caso. Pazzesco, ma è così.

  5. guido Says:

    Alain,
    ma dove vivi?
    Non credo che in USA, dove sono stato più volte, siano tanto teneri con i clandestini
    I controlli alla frontiera, basta arrivare ad un aerporto per rendersene conto, sono meticolosi (e meno male) con presa di impronte e foto del turista.
    In Italia, qualunque sia il colore della pelle, puoi girare senza alcun problema e se la le Forze dell'Ordine chiedono i documenti fanno solo il loro dovere, qualunque sia il luogo dove ciò avvenga.
    Smettiamo di gettare discredito su un Paese come il nostro ed apprezziamo quello che abbiamo, governo compreso, che pur con tutti i difetti, più umani che istituzionali, sta cercando di amministrare al meglio
    I risultati sono sotto gli occhi di tutti
    Saluti dall'Italia

  6. Alain De Carolis Says:

    Guido: dove vivo io? Mi sembra chiaro a tutti che vivo a New York... Tutto il blog parla solo di questo a partire dalla prima riga sotto il nome.
    Qui i controlli alla frontiera sono rigorosi proprio come ricordi tu. Le regole per ottenere il visto chiare e severe. Le forze dell'ordine efficacissime. Ma tutto questo cosa c'entra col razzismo?
    Io sto semplicemente riportando un caso in cui l'Italia viene descritta come un paese razzista che discrimina le persone in base al colore della pelle o alla religione. Ti senti di poter affermare che si tratta di un caso isolato non corrispondente alla realtà? Conosci per esempio i signori Gentilini e Borghezio?

    Cosa penso io del governo penso sia lampante ed è inutile ripetersi:
    http://www.alain.it/tag/politica-italiana/
    http://www.alain.it/tag/berlusconi/
    http://www.alain.it/tag/repubblica-delle-banane/

    Ora sai che vivo a New York. Tu invece? Non so esattamente dove ma immagino ci sia una televisione sempre accesa.

    Saluti
    Alain

  7. ponjo Says:

    il "dove vivi" di guido era ironico..

    è vero che in usa la burocrazia è più efficiente e le leggi vengono fatte rispettare, ma c'è comunque razzismo e tanto, sicuramente più che in italia...in usa neri, latini, asiatici vengono tuttora malvisti, e anche gli italo-americani, mai sentito parlare dei "guidos"?

  8. Alain De Carolis Says:

    mai sentito parlare dei “guidos”?
    Guido Ponjo:
    io abito nel Queens mica a Castelletto Ticino. Non mi venire a spiegare a me di neri, latini, asiatici e italo-americani dai... fai il bravo.

    Sbaglio o il Presidente in questo momento è un nero?
    Vuoi venire con me a vedere quanti neri, quanti ispanici e quanti asiatici ci sono nella Polizia di New York?
    Li vuoi vedere i cartelli sia in inglese che in spagnolo?
    Le conosci le leggi anti-discriminazione che esistono negli USA?

    L'ignoranza esiste purtroppo in ogni luogo e ovviamente esiste anche qui. Quello che però qui non esiste (e che invece spadroneggia in Italia) è l'ignoranza nelle istituzioni dello stato. Qui non si usano l'omofobia e la xenofobia come strumenti di azioni politica. In Italia (vedi ad esempio Gentilini e Borghezio) purtroppo si.

    P.S.
    Credo di fare un post specifico per i Guido tra qualche giorno. Il razzismo c'entra poco o nulla (cerca Jersey Shore su google)

  9. Dora Says:

    Alain,

    mi scuso. Non avevo capito che alla tua amica starebbe bene anche il lavoro a nero. Allora si, hai ragione tu. Conoscendo gli americani e quanto sono pi pi' pensavo che non si sarebbe accontentata di un lavoro a nero ma che voleva un lavoro regolare con tanto di sponsorizzazione e permesso di soggiorno.
    Allora si che hai ragione.
    Mio marito ha lavorato con la sponsorizzazione dell'azienda dagli stati uniti e ne hanno dovuti fare di papielli per farlo restare in Italia per tre anni. Alla fine le tasse erano talmente alte che l'azienda ha deciso di rispedirlo in USA perche' il governo Italiano non era piu' sostenibile.

  10. Ambra Says:

    I nazisti si comportavano così con gli ebrei sprovvisti di lasciapassare.

  11. emanuela Says:

    E chi sarebbe questa amica americana ? Forse Michelle Obama ? Che venga pure e porti con sè i soldi che il suo maritino Mr. President ha promesso per la ricostruzione dell'Aquila durante il G8.

  12. Giovanni Says:

    Scusa Emanuela ma è molto importante sapere chi è l'amica Americana di Alain? E cosa cavolo centra Michelle Obama? In quanto a promesse poi, il nostro clown li batte tutti...........presidenti, primi ministri ecc. Tutti. Come le spara lui .............sono convinto che dopo avere "ricostruito" l'Aquila farà la stessa cosa con Haiti e poi magari anche con Pompei.. E' amico di tutti e tutti gli vogliono bene. Tutti, tranne i CEO delle multinazionali che ormai hanno capito di che pasta è fatto. Infatti ne approfittano e chiudono in Italia per riaprire ovunque vi sia uno stato che FUNZIONI (Lettonia, Spagna, Cina, India, Polonia ecc). Lui non è capace di reagire e subisce. E NOI ne paghiamo le conseguenze. NOI poveri cristi certo, non le varie CASTE di cui pullula il nostro ex belpaese.

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