
E' stato un Sabato ECCEZIONALE anche se questo post qui lo scrivo con una mano sola (tra un pò capirete anche perchè).
Ma andiamo con ordine. La scorsa settimana, assieme agli amici Italiani ho fatto un giro in elicottero sopra Manhattan. Da Battery Park ad Harlem, poi giù di nuovo alla Statua della Libertà fino a tornare al punto di partenza.
Durante il tragitto mi sono accorto che non c'era quasi nulla di inconsueto: i soliti palazzi, i soliti posti, la solita skyline. Tutto come mi aspettavo... tranne un particolare: Governors Island.
Mi cade infatti l'occhio su quest'isolotto a sud di Manhattan, vicinissimo alla costa. Da sopra si vedono case, prati, ville, palazzi residenziali, strade. La cosa strana però è che tutto sembra disabitato. Solo una persona gira in bici tutta sola. Un'isola fantasma.
Subito pensai che la dovevo visitare assolutamente.
Mi informo e scopro che in effetti l'isola è un presidio abbandonato delle forze armate e che è attualmente disabitata. Ma che vado a fare su un'isola deserta? Magari mi annoio dopo averla esplorata tutta. E allora ecco l'idea: decido di andarci in bicicletta e di portarmi il setup completo per le onde corte: antenna, accortadore, ricetrasmettitore e batteria. Così dopo aver girato in bici allungo l'antenna per oltrepassare gli oceani cavalcando le onde dell'etere. Un sabato da leoni insomma (o da coglioni decidete voi).
Purtroppo non sono riuscito a trovare in tempo utile un caricatore per batterie di automobili per cui il progetto della radio è fallito. Rimaneva però la bicicletta e così alle 14 sono partito: aerial tram, linea verde express fino a Bowling Green e infine traghetto per Governors Island. Alle 15 ero sul posto.
Dentro il traghetto mi accorgo che qualche conto non torna: se l'isola è deserta, come mai ci stanno andando assieme a me altre 200 persone?
Arrivo infatti e invece dell'isola di Crusoe trovo un delirio di musica e di colori. Gente mascherata, teatro all'aperto, opere d'arte moderna piazzate lungo il cammino.
Noh ho capito se l'isola è sempre così o se invece c'è una qualche ricorrenza. Sta di fatto che lo stato di New York l'ha trasformata in un mondo immaginario fatto di verde, arte e musica.
Non sembrava di stare a New York. Il tempo a Governors Island scorre ad un ritmo tutto suo. Non esistono regole, non ci sono pensieri. Solo voglia di divertirsi e di stare bene.
Ho fatto qualche foto e mi sono rilassato veramente tantissimo.
Al ritorno decido di fare il colpo da 90: invece che tornare in metro faccio tutto in bici! Detto fatto mi metto sulla parallela ciclabile della FDR lungo l'East River Park. Il tempo minaccia piogga. In giro non ci sono turisti nel raggio di miglia. Vivo la città con la sua gente più vera, nei sui angoli segreti, nei suoi scorci esclusivi.
All'altezza della 20esima attacca a piovere seriamente. Saranno state le 18.
Spero che smetta presto e mi metto sotto la FDR ad aspettare. Davanti a me uno strano concerto pieno di giovani sponsorizzato da ditte che vendono impianti eolici e fotovoltaici.
Aspetto una decina di minuti. La pioggia non diminuisce. Noto che vendono birra e ne approfitto per fare una pausa spendendo gli ultimi 6 dollari della giornata giusti giusti.
Sotto il chiosco della birra alcuni giovanissimi attivisti di Brooklyn invitano i loro coetanei a votare alle presidenziali. Mi metto a parlare con loro mentre bevo la birra e attacca a diluviare. Piove così tanto che i traghetti fanno marcia indietro e il Queens scompare incredibilmente alla vista!
Non ho altra scelta se non aspettare sotto il chiosco approfittando per fare amicizia con gli altri malcapitati.
Tra di essi Scott, uno della Security. Ha 38 anni e 2 figlie ma dice che vuole andarsene a vivere in Europa. Originario del Bronx, mi racconta di quando andava a scuola col coltello per difendersi dentro il treno.
Dice che era una guerra. Una lotta per la sopravvivenza quotidiana. Chiedo se il Bronx è pericoloso anche oggi: "Hell yeahhh" risponde. Dice che ci sono dei posti in cui la maggior parte delle persone "are able to flight, are willing to fight and will fight!".
Ora se ne sta con le figlie nell'Upper West sognando l'Europa. Quando si dice "l'erba del vicino..."
Smette di piovere. Saluto Scott, saluto la barista di Osaka (i dettagli li censuriamo) e riparto alla volta di casa.
La strada ancora umida, anzi viscida, un tombino dalle grate fine e lunghe attorno alla 26esima. Ci passo sopra ed è catastrofe: la ruota anteriore scivola dentro ed io con lei. L'impatto è secco ma ripartito in tre punti: polso, gomito, chiappa. Tutto sulla sinistra.
Rimango a terra sotto gli occhi di 2 newyorkers e 2 tassinari fermi.
Nessuno dice una parola. Nemmeno io. Faccio un rapido check. Ho la fronte appoggiata sull'asfalto ma non ho battuto la testa. Il polso non è rotto. Il resto nemmeno.
Mi tolgo dalla strada. I tassinari ripartono. Caccio due o tre bestemmie da un kilotone ciascuna e rimetto in sede la catena della bici. Macchina fotografica e iPhone miracolosamente non coinvolti. Decido che posso ripartire e riparto.
Arrivato a casa mi ritrovo una bella bozza sul culo che non vedevo dai tempi del pattinaggio. Brucia. Il polso fa male ma non ci sono danni rilevanti. Il tutto guaribile in 24 ore. Che fortunello che sono: a quest'ora potevo essere in ospedale con 15 mila dollari o più da pagare di tasca mia ed il biglietto aereo di sola andata per Fiumicino.
Anche per oggi è fatta.