Coney Island Yellow Submarine: quando la realtà supera la fantasia

Questa storia è pazzesca, ma vera.

A poche decine di metri da un molo di Coney Island, lo scafo mezzo affondato di un sottomarino giallo affiora dalle acque dell’oceano.
Non si tratta dello stesso sottomarino di cui cantavano i Beatles bensì del “Quester I”, varato nel 1970 dal Sig. Jerry Bianco, un operaio dei cantieri navali della zona.
Tutto comincia nel 1956, quando la Nave Italiana “Andrea Doria” collide, per poi affondare, con la Svedese “Stockholm” al largo del porto di New York. Delle circa 1700 persone a bordo 46 muoiono a seguito della collisione mentre le altre vengono tratte in salvo.

Passano dieci anni e nella mente del Sig. Bianco nasce l’idea di recuperare la nave per potersi appropriare, ai sensi di legge, del suo prezioso contenuto.
Per compiere l’impresa il signor Bianco, pur non avendo nessuna esperienza precedente nella costruzione di sommergibili, progetta e realizza il Quester I, un battello in acciaio lungo 13 metri rivestito di vernice zincante Gialla (la più economica disponibile sul mercato).

Nel 1970 la nave è pronta per la cerimonia di varo. La classica di bottiglia di champagne viene frantumata sulla chiglia quando diananzi a decine di cuoriosi ed anche a qualche giornalista succede l’inaspettato. Forse a causa di un difetto progettuale o forse per l’imperizia del gruista addetto al varo, subito il battello si capovolge per poi inabissarsi.

Fu un duro colpo per Jerry Bianco che a fatica riuscì ad organizzare il recupero del Quester I. Purtroppo (o per fortuna!) gli investitori si tirarono indietro e negli anni ’70 il sottomarino rimane parcheggiato sul molo, preda di saccheggi e danneggiamenti da parte di vandali.
Successivamente una mareggiata trascina di nuovo in mare lo scafo per lasciarlo nella posizione in cui si troava tutt’ora.

Non ho ben capito come avrebbe potuto una nave da 30.000 tonnellate essere recuperata da un sottomarino di 13 metri ma pare che il piano consistesse nel riempirla con dei sacchetti pneumatici che attraverso la spinta di galleggiamento avrebbero dovuto sollevarla fino in superficie.
Di recente il NY Times ha cercato di contattare Bianco senza riuscirci: pare sia ancora vivo ma svanito nel nulla.
Che bello sarebbe poterlo incontrare: le persone che come Jerry Bianco sono andate fino in fondo nella realizzazione di un sogno, per quanto questo potesse sembrare bizzarro o irrealizzabile, godono di tutta la mia simpatia.

Il recupero dell’Andrea Doria è fallito, ma Jerry Bianco è in ogni caso riuscito a scrivere il suo nome tra le pieghe della storia di questa città.

Related posts:

  1. Coney Island Stamattina mi sono svegliato deciso ad andare fin giù a Coney Island per fare qualche foto. Non ci ero mai...

Tags: , , , , ,

One Response to “Coney Island Yellow Submarine: quando la realtà supera la fantasia”

  1. Merlino says:

    “Se in un primo momento l’idea non e’ assurda,allora non c’e’ nessuna speranza che si realizzi” Alberto Einstein

    l’Alberto che ci e’ tanto caro Alain anche questa volta ci trova d’accordo

    ad maiora

Leave a Reply

Powered by WP Hashcash