Allora stamattina mi chiama l’avvocato (una donna) e mi invita nel suo ufficio per parlare del visto.
L’ufficio sta nel palazzo che vedete nella foto: il One Penn Plaza, un mostro da 230 metri di altezza, 55 piani, 14 ingressi e 44 ascensori.
Si entra solo su invito e ti stampano un pass ottico per l’occasione.
Mano a mano che sali si respira un ambiente corporate tesissimo: corridoi sileziosi, sguardi persi nel vuoto, camice bianche e blackberry sempre sotto il pollice. Tutto nuovo da sembrare finto.
Tra un piano e l’altro sbircio i nomi sulle targhe delle ditte. Altisonanti. In palazzi come questo si capisce chi comanda oggi nel mondo e cioè le corporations.
Arrivo al piano ed esco. Il corridoio è così lungo che i battiscopa sembrano ricongiungersi all’orizzonte.
Entro nell’ufficio dell’avvocato e la segretaria mi riceve. Mi colpiscono i suoi occhi azzurri, il fatto che parla in Italiano ma soprattutto mi colpisce la sua quarta sotto il tailleur.
L’ufficio dell’avvocato ha le pareti tutte a vetro. Ad est l’Empire State Building svetta maestoso. Tutto intorno palazzi a non finire. La luce è surreale perchè stando così in altro entra praticamente da tutti i lati tranne uno. Per la prima volta vedo un ufficio così come me lo sarei immaginato a New York.
Mentre si parla due persone incredibilmente umane lucidano la parte esterna del vetro calandosi dall’altro verso il basso appesi ad un baldracchino penzolante. Sono un paracadutista ma ho avuto ugualmente i brividi per loro.
Nello stesso palazzo lavora l’Ingegnere Melissa così ho cercato di contattarla per un caffè. Purtroppo era fuori sede per lavorare su una galleria nuova della metropolitana.
Niente caffè così me ne ritorno nel mio ufficio che sta sempre a New York ma che vola molto più in basso di quello dell’avvocato!…
Attraversando la strada era pieno di Irlandesi che festeggiavano il Saint Patricks day. Tutti vestiti di verde dediti a passare da un bicchiere all’altro, da un locale al prossimo.
In onore della festa stasera anche l’Empire State è illuminato tutto di verde.
A pranzo sono stato nel locale Columbiano in cerca della famosa cameriera esotica centro-Americana da paura. Purtroppo la cameriera non c’era ma in compenso i due camerieri Columbiani vistosamente Gay che mi hanno preso in simpatia chiamandomi “Papi” c’erano come al solito. Sono molto gentili e simpatici… direi piacevoli. Chissà perchè però, la cameriera caraibica dall’alto della sua bellezza superba mi piace anche di più.
Speriamo di trovarla domani… altrimenti si mangia ancora in compagnia del Papi Chulo.
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Tags: one penn plaza
Se come credo l’avvocat(essa) è sempre la stessa, ricordo l’impressione che fece anche me entrare in quel suo ufficio super figo… che vista ragazzi!
Si è la stessa… Roba da film