Pieno centro, piena periferia
Stasera sono andato a casa di un riparatore di apparati Radioamatoriali che abita a qualche chilometro dal JFK.
Ci ho messo oltre un'ora usando un treno espresso.
New York non e' solo Manhattan. Non e' solo grattacieli. Esiste tutto un mondo nascosto ai e dai media. Un mondo sconosciuto ai turisti: malinconico, anonimo, sienzioso. Un mondo ENORME. Piu' imponente della stessa Manhattan.
Fermata dopo fermata, in sole 9 miglia si passa dal centro pulsante dell'economia mondiale alla periferia piu' profonda. Non mi sentivo in pericolo ma di sicuro mi sentivo a disagio. In un posto cosi' non resisterei neanche un mese. Forse neanche una settimana.
Il tecnico, un signore anziano, vive in una casetta singola e graziosa. Tutta in legno, come moltre altre.
Nel block una scuola elementare ed una chiesa dall'aspetto angosciante.
Al mio arrivo mostro la radio. Spiego che la botta deve aver fracassato una manopola ma che la radio nonostante tutto funziona quasi completamente. Solo il ricevitore ha qualche noia. Il tecnico precisa che forse ho rotto la mother board e che quindi la spesa della riparazione potrebbe essere ingiustificabile. Speriamo di no.
In ogni caso stavo per andare quando lui fa: "visto che sei venuto da cosi' lontano ti faccio vedere il laboratorio". Io acconsento.
Usciamo di casa e passando dal retro entriamo in un'altra casa uguale alla prima, sia come forma che come dimensione. E' il laboratorio.
Hal apre la porta e io rimango a bocca aperta. Ordinati per produttore sono allineati su dozzine di scaffali ricetrasmettitori vecchissimi di ogni tipo. Roba degli anni60/70/80. Tutti messi a nuovo. Tutti perfetti.
Hal mi spiega che li compra per ripararli e rivenderli in tutto il mondo, Italia compresa.
Ci saranno state 3 o 400 radio. Tutte in vendita. Piu' che un negozio a me sembrava un museo della radio.
Ho trovato dentro i primi CB Midland (prodotti 20 anni prima del mio Alan48), un Kenwood TS-120 (la radio con cui parlai per la prima volta all'estero nel 1994), un Icom IC-745 (prima radio acquistata usata facendo il cameriere) oltre a dozzine di modelli piu' vecchi di radio a valvole.
Hal era orgoglioso e quando gli ho chiesto se potevo scattare una foto si e' aggiustato la camicia per mettersi in posa.
Spero possa fare il miracolo della riparazione perche' nel rivedere tutte quelle vecchie radio mi e' venuta nostalgia del rumore di fondo delle onde corte, delle ore trascorse a chiamare e della trepidante attesa di ricevere una risposta magari da una stazione americana.

Related posts:
- New York chiama Cingoli Oggi nonostante i 37 gradi sono tornato a fare radio sul fiume. Ho contattato diverse stazioni Europee, anche abbastanza agevolmente....
- Un Sabato Nerd Ho a disposizione una nuova ed interessante radiolina e così oggi sono tornato sulla spiaggetta di Long Island City per...
- La Febbre del Sabato Sera sul satellite della Marina Militare Italiana In vent'anni di Radio mi è capitato di soccorrere una persona durante una alluvione, di paracadutarmi in Piemonte con una...
- Mi chiedo, ma è così difficile l’american dream? Mi chiedo ….ma è così difficile l’american dream? Io e la mia famiglia due piccoli cuccioli di 6 e 10...
- Pomeriggio a Dumbo Oggi ero un paio di un ex-colleghi sotto il ponte di Brooklyn. Ci eravamo dati appuntamento così che avremmo potuto...
Tags: amateur radio, curiosità, queens, riflessioni
novembre 19th, 2007 at 8:09 pm
davvero una gran figata vecchio mio...sono rimasto a bocca aperta...davvero una gran figata...
ad maiora
gennaio 17th, 2011 at 3:57 pm
Ciao Alain, dopo tutti gli anni in cui abito a Berlino ancora non sono riuscito ad avere il nominativo tedesco, non perché loro non me lo vogliano dare, ma avere la licenza internazionale dall'Italia (HAREC) è un'impresa quasi impossibile, tanto per cambiare. D'altra parte qui c'è un numero impressionante di radioamatori ma nessuna antenna sui tetti, sospetto che tutti operino dai radioclub, che sono tantissimi, è come se nelal sola Berlino ci fossero venti o trenta sezioni ARI. A proposito dell'ARI, quando ho scritto in via Scarlatti dicendo che se non mi avessero dato ragguagli sulla situazione dell'associazione, che mi sembrava piuttosto confusa (un eufemismo), mi sarei disiscritto dopo venticinque anni, mi hanno risposto che dispiaceva loro molto vedermi abbandonare l'associazione, e tanti saluti. Ecco, due notizie dalla Germania. Ciao. Andrea Ah, lo so che nessuno capisce, ma il fruscio della radio con le cariche statiche è meraviglioso, e ricordo un ARRL Handbook degli anni Cinquanta che ricordava come "inr adio è proibito trasmettere musica... eccetto il dolce suono del tasto morse". Riciao