La serata è cominciata con un campari (quanto tempo era che non ne bevevo uno???) ed è proseguita da Giano: pasta col pesce, rosè frizzantino, tiramisù, caffè, ammazzacaffè.
Dopodichè eravamo indecisi se avventurarci per Alphabet City oppure se ripiegare sul 230 Fifth. Abbiamo optato per la seconda opzione. Prima di entrare sulla quinta avenue incontro Duccio, come fossimo in un paesino. Alla fine entriamo… e dopo la iniziale titubanza i compaesani credo siano rimasti positivamente colpiti. Il 230 non ve lo sto a raccontare: terrazza sul tetto al ventesimo piano, grattacieli tutto intorno, fighe a nastro ecc… insomma lo sapete già… inutile che mi ripeto.
Una chiacchiera tira l’altra e si fanno le due. Decidiamo di andar via, scendiamo in strada e su Broadway, tra 27 e 28, incontro Duccio per la seconda volta in una sera. Incredibile ma vero.
I Martinsicuresi sfrecciano via in Taxi, Duccio torna a casa. Io rimango solo.
Per circa mezz’ora resto seduto nel mezzo di uno spartitraffico in meditazione. Sono le tre e non c’è verso di andare a dormire. Chiamo allora l’unica persona che a quell’ora può essere disponibile, una persona che vive sulla prima avenue proprio sul confine tra la realtà e l’immaginario: mi riferisco ovviamente al Santorino.
Alle tre del mattino lui è nel vivo della serata, come per noi altri fossero le nove e mezza. Mi invita a Long Island City (?!?) ad un party. Accetto.
Vado per prendere un Taxi e ad un incrocio si ferma una macchina con dentro due giovincelle. Quella al volante chiama (Sir! Sir!). Ci giriamo sia io sia il venditore di spiedini arrosto, che in quel momento era più vicino di me. La guidatrice specifica: “not you Sir, the other one!” indicando me.
Mi avvicino incuriosito alla macchina e la guidatrice estrae un biglietto da visita: “This is my business card, just in case you need it” e vola via. Sul biglietto c’è scritto: “Professional Masseuse – For your Pleasure – Sarah – 347 ……”.
Trovo un taxi e mi dirigo verso la zona industriale di Long Island City, area in cui qualche anno fa non sarei sceso neanche scortato dai Marines. Capannoni industriali in disuso, ruggine, calcinacci. Così isolato che potrebbero ucciderti e seppellirti impunemente a bordo strada. Nel buio della notte si sente dall’alto musica Techno.
Il Santorino scende e mi introduce a questa festa. Per l’ingresso pago 15 dollari… ma non è una discoteca, e nemmeno una casa. E’ un party Underground, un evento per soli amici degli amici.
Ambiente molto strano. Il loft è gigantesco… sui muri due enormi proiettori disegnano forme psichedeliche. La musica da forsennati.
Il Santorino è a suo agio come un topo nel formaggio. Non scendo nei particolari perchè violerei il segreto professionale… ma diciamo che si è inserito bene. Non gli manca niente.
Prendo una biretta offerta da lui perchè non ho cash e in un posto del genere ovviamente non accettano nessuna carta di credito.
Mi spiega: “vedi, ad una festa come questa potresti benissimo andare da una a caso e dirle – ieri ho visto un film all’equatore, c’erano sette sottotitoli ma ne ho capito soltanto mezzo, e comunque, domani, vaffanculo a mammeta – e andrebbe benissimo”. Lo prego, anzi lo scongiuro di fargli una intervista video in cui immortalare questa ed altre massime del genere ma purtroppo rifiuta.
Verso le 4 ( le 5???) il Santorino se ne torna a casa, io rimango, e ballo pure!
Piano piano si passa dal buio della notte alle prime luci dell’alba. Alle spalle del DJ, dietro i finestroni a scacchi, i contorni dei grattacieli diventano sempre più nitidi. Twilight alle porte di Manhattan.
Alle 7 mi arrendo e me ne vado. La musica continua imperterrita e ad un blocco di distanza risuona ancora per la strada.
I meccanici ed i carrozzieri dei taxi fanno silenziosamente il loro lavoro ormai al termine del turno di notte. L’aria è ferma, l’ambiente è decisamente squallido. Eppure intimo.
Alle porte del ghetto della 21esima strada fermo un taxi e mi faccio portare a casa. La nottata è finita. Ne è valsa la pena.